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SALUTE

Passato, presente e futuro della proton terapia.

La protonterapia è una tecnica di trattamento di lesioni tumorali che utilizza fasci di protoni. L’idea di usare fasci di protoni in oncologia non è nuova: la prima proposta in tal senso da parte del fisico statunitense Wilson risale addirittura al 1947. Nonostante questo, i centri in grado di utilizzare questa tecnologia sono ancora una minoranza rispetto a quelli che utilizzano approcci più convenzionali. Perché?I motivi sono essenzialmente di tre tipi: tecnologici, medici ed economici.Per poter garantire ai pazienti trattamenti di qualità e sicurezza adeguate sono necessarie non solo delle macchine apposite per accelerare i protoni a energie utili per il loro utilizzo medico ma anche di strumenti per “vedere” l’anatomia interna del paziente (come TAC e Risonanza Magnetica) e di computer necessari per controllare queste macchine e a calcolare la dose di radiazione da erogare al paziente. Tutte queste tecnologie si sono sviluppate con tempi e motivazioni diverse e solo di recente si è arrivati al punto in cui possono essere combinate tra di loro non solo in ambito di ricerca ma anche nella pratica clinica quotidiana.Nonostante i rapidi sviluppi tecnologici, la protonterapia rimane molto più complessa (e quindi più costosa) degli approcci convenzionali ed è quindi necessario individuare i pazienti che ne beneficiano di più, non potendo garantire un trattamento a tutti. Il modo migliore per avere una selezione corretta è quantificare con accuratezza i benefici della protonterapia per diverse categorie di pazienti, cosa che richiede un alto numero di trattamenti e anni di lavoro.Negli ultimi dieci anni la situazione è cambiata significativamente, con un rapido aumento dei centri disponibili in tutto il mondo, Italia inclusa. Il numero totale rimane piccolo, ma la crescita è evidente.

 

E’ quindi anche tempo anche di ipotizzare l’evoluzione dei prossimi 10-15 anni,  per  guidare lo sviluppo di questo approccio terapeutico in modo da garantire un equilibrio tra qualità dei trattamenti, equità nell’accesso e sostenibilità economica.

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